Monticchio: road map per il futuro

Non riesco a capire come mai fino ad oggi, nessuno parli di cosa fare e come realizzarlo nel futuro immediato e in quello più lungo, non parlo tanto dei politici, l’Assessore Rosa ad oggi si dimostra molto più motivato di chi lo ha preceduto sulla questione Monticchio negli ultimi 40 anni, ma mi riferisco più all’imprenditoria, alle associazioni, a coloro che amano questo territorio.

A mio avviso è necessario che il territorio del Vulture si identifichi su una sorta di “carta di intenti”, una “road map” di cose assolutamente da riconoscere come fondamentali e presentarle alle istituzioni locali e regionali.

Questo perché, chi oggi è al potere, dovrà conoscere ciò che il territorio necessita, o che pensa che sia necessario, in un processo democratico che mai si è svolto nel nostro territorio per l’assurdo principio, egoistico e deresponsabilizzante: la mancanza del rapporto cittadino/imprenditore/politico ai fini collettivi, e non personali.

È sempre stato così: “i politici non fanno niente per noi”. Ma noi, cosa abbiamo fatto in tutti questi anni? Divisioni, gelosie, invidie reciproche non ci hanno permesso di creare nulla, di lasciare tutto com’è, nella più vile delle situazioni.

Ognuno è chiamato ad un atto di responsabilità, senza essere egoista, godere di ciò che gli è stato donato di avere tra le mani e pensare anche a cosa daremo alle future generazioni.

Pertanto, invito chiunque si sentisse mosso da questa situazione, di prenderne atto e provare a contarci e capire cosa fare: individuare gli obiettivi, organizzarsi in strutture civiche/imprenditoriali ed essere propositivi, avere uno scopo più grande del solo fare attività economica che, peraltro, col passare del tempo risulta sempre più insoddisfacente, tanto che molte strutture sono costrette a chiudere per incapacità di far fronte alle esigenze quotidiane.

Occorrerà prendersi cura del territorio, provare ad aumentarne il valore e dare possibilità migliori a chi ci sostituirà. Ne vale della nostra felicità, del nostro stare insieme, delle nostre ambizioni personali e collettive, un modo, questo, anche per scongiurare disoccupazione, emigrazione, spopolamento.

Le ultime vicende che hanno segnato il territorio del Vulture, soprattutto Monticchio, quali la candidatura del FAI 2018, il progetto della Regione per 940.000 € (Assessore F. Pietrantuono 2014-2019), la candidatura a biosfera dell’Unesco, il Museo del Vulture e l’area archeologica di Sant’Ippolito, sono tutti segnali che è ora di agire.

Il rischio è quello di ripetere l’esperienza di Matera, dove l’imprenditoria, in mancanza di quella locale, è venuta dalle regioni limitrofe, come la Puglia.

Per la mia esperienza in loco e per quello che sono riuscito a capire nel mio percorso professionale e di cittadino, individuerei due differenti percorsi, uno nel breve e uno nel lungo periodo:

  • Nel breve periodo: 
    • presenza del consorzio di bonifica in tutto il territorio del Vulture e in particolare a Monticchio, per rimediare ad anni di abbandono che hanno distrutto un bosco lasciato al proprio destino, e fare dell’ingegneria naturalistica l’unico strumento di cura e salvaguardia di tutto il territorio;
    • la possibilità di poter percorre l’intera circonferenza dei due laghi in estrema sicurezza, senza la presenza di veicoli (che via via dovrà essere vietata) che ne disturberebbero la quiete e il benessere legato al luogo e all’attività del passeggio, attività questa, che dovrà essere incentivata e promossa;
    • servizi di accoglienza misurata al futuro aumento dell’afflusso turistico: servizi igienici, uffici IAT, primo soccorso, presenza quotidiana delle forze dell’ordine;
    • apertura del parcheggio zona ex Hotel Rosa Blu, e individuazione di un altro parcheggio per chi proviene da Rionero e relativi bus navetta da e per la caldera;
    • aumentare le corse delle corriere da e per Monticchio, incentivandone l’uso a scapito delle auto, per fare in modo che l’accesso ai laghi non sia reso difficile nei giorni clou che ne rende impraticabile la vivibilità;
    • apertura dell’abbazia e del Museo di Storia Naturale del Vulture tutti i giorni dell’anno anche i festivi;
    • gestione delle aiuole, possibilità di fruibilità di tutti gli spazi fino ad ora impraticabili per assenza di manutenzione ordinaria e straordinaria;
    • recupero, valorizzazione e fruibilità definita dei ruderi di Sant’Ippolito, creando un percorso che dia il giusto posto ad un luogo che fino ad ora non ha espresso tutto il suo potenziale. Saranno necessari ingenti finanziamenti per espropri e progettualità che gli enti preposti dovranno farsi carico per tale scopo. L’interesse generale deve prevalere su quello personale o di pochi. L’area necessita di essere liberata da tutto ciò che ne impedisce il decollo.
  • nel lungo periodo:
    • individuare la destinazione turistica di Monticchio, rispettandone vocazione e sfruttamento ottimale delle sue ricchezze. Monticchio non è solo la zona dei laghi, ma utilizzare ogni angolo e indirizzarlo verso la destinazione scelta. Ciò permetterà di individuare la categoria di turisti a cui rivolgersi e puntare ogni sforzo sulla sua definitiva collocazione nel panorama turistico nazionale ed internazionale, utilizzando un piano di promozione che tocchi anche le altre zone del Vulture e della Basilicata che hanno un potenziale turistico da offrire: San Fele, Melfi, Venosa, Lagopesole, Acerenza ed altre, oltre che la valorizzazione dei prodotti enogastronomici;
    • utilizzare le vaste zone incolte della Basilicata per individuare colture in grado di dare occupazione e reddito, vedi ad esempio la nocciola in Calabria per la Ferrero. Creare nicchie sfruttando l’ambiente in maniera eco-compatibile ed eco-sostenibile.
    • L’innovazione tecnologica a cui siamo arrivati oggi deve essere messa al servizio delle ricchezze della nostra regione, mettere in rete, fare sistema con tutti i siti e agevolare la fruibilità del potenziale turista;
    • costruire professionalità adeguate ai tempi. Imprenditori e scuola devono fare quadrato e individuare gli strumenti necessari per formare le maestranze che si adopereranno nella ricettività, nei servizi e in qualsiasi esigenza si reputi necessaria all’accoglienza serena di chi ci ospiterà;
    • realizzazione di una “circumvulturina”, che possa gestire l’eventuale afflusso turistico futuro e accesso all’area del vulcano in maniera ordinata, organizzata e dotata dei servizi minimi di accoglienza;
    • riportare la funivia a Monticchio solo quando le presenze turistiche ne garantiranno la manutenzione ordinaria e straordinaria e soprattutto la sua presenza per il più lungo tempo possibile. Creare stazioni di partenza a Rionero e Melfi e magari ad ovest, potrebbe essere la ciliegina sulla torta che permetterà al macro-attrattore Monticchio di spiccare definitivamente il volo;
    • infrastrutture e mezzi di comunicazione: potenziare il sistema di trasporti su gomma e su binari dell’intera regione con almeno due assi principali da nord a sud e da ovest ad est. Strada a due o tre corsie per senso di marcia e sistema ferroviario elettrico a doppio binario, permetteranno l’uscita dall’isolamento ed essere collegati con i sistemi di comunicazioni autostradali e aeroportuali che ci circondano, raggiungibili nel più breve tempo possibile;
    • utilizzo massivo ed efficiente del sistema dei finanziamenti europei per realizzare tutto quanto possibile.

Irrealizzabile, può essere, ma è fondamentale sapere dove si vuole e si deve arrivare. Sarebbe possibile un confronto su questi punti, misurarsi con le realtà istituzionali locali e nazionali e concordare insieme una “road map per il futuro”?

Io ci sono e voi?

Luciano Carrieri